Il 2027 segna il 25° anniversario della fondazione di NOI Associazione. Venticinque anni di storia, di persone, di Oratori e Circoli, di volontariato, di esperienze educative e di comunità. Un patrimonio che merita di essere ricordato e celebrato, ma soprattutto custodito e rilanciato.
Le ricorrenze contano gli anni; la memoria cerca il senso degli anni.
È da questa convinzione che nasce il tema scelto per accompagnare il nuovo anno associativo: «Non perdere il filo», con il sottotitolo «Ogni generazione dà forma al suo tempo», ispirato alle parole di Leone XIV nell’enciclica Magnifica humanitas: «Ogni generazione riceve in eredità il compito di dare forma al proprio tempo» (n. 1).
Due parole sono decisive: eredità e compito. Abbiamo ricevuto qualcosa che non comincia da noi, ma abbiamo anche la responsabilità di farlo vivere nel presente e di consegnarlo a chi verrà dopo.
Una tessera che racconta un movimento.
La grafica della nuova tessera traduce questo messaggio attraverso un’immagine essenziale: un filo rosso su fondo bianco.
Il filo attraversa la tessera, partendo da un gomitolo, svolgendosi nello spazio e arrivando a comporre una tessitura.
Non si tratta di tre immagini semplicemente accostate, ma di tre momenti di un unico movimento.
La tessera, più che rappresentare un contenuto, consegna un movimento: RICEVERE – DARE FORMA – CONSEGNARE.
Il filo rosso rappresenta ciò che attraversa la nostra storia associativa e tiene insieme persone, generazioni, Circoli e territori differenti. È il filo del Vangelo, dell’educazione, della comunità e della passione per l’umanità che ci è affidata.
Tre immagini, tre significati:
1. IL GOMITOLO — RICEVERE IL SENSO
Il gomitolo rappresenta l’eredità ricevuta. Nessuno di noi comincia da zero: altri hanno creduto, costruito, educato, servito e reso possibile ciò che oggi abbiamo tra le mani.
Non perdere il filo significa anzitutto ritrovare il senso del nostro essere Associazione. Non basta organizzare attività o offrire servizi: occorre ricordare perché esistiamo e quale valore hanno l’appartenenza, la partecipazione e la corresponsabilità.
Il gomitolo ci ricorda che abbiamo ricevuto una storia, ma soprattutto una ragione per continuare.
2.IL FILO — DARE FORMA ALL’UMANITÀ
Il filo che si svolge rappresenta il presente e la responsabilità di attraversarlo.
Non possiamo limitarci a ripetere ciò che abbiamo sempre fatto. Le persone, i linguaggi, le relazioni e le domande educative cambiano. Anche le forme dell’Oratorio e della vita associativa devono saper cambiare, senza smarrire ciò che le rende preziose.
In un tempo segnato dalle trasformazioni tecnologiche, dall’intelligenza artificiale e da nuove fragilità, NOI è chiamata a custodire ciò che rende profondamente umana la vita: la presenza, l’incontro, la libertà, la cura e la relazione.
La forma può cambiare. Il filo dell’umanità non deve andare perduto.
3.LA TESSITURA — CONSEGNARE TRA LE GENERAZIONI
Il filo, da solo, non è ancora un tessuto. Diventa tessitura quando incontra altri fili e si intreccia con essi.
È l’immagine dell’intergenerazionalità, della comunità e della responsabilità condivisa. Il futuro dell’Associazione non dipende soltanto dalla capacità di conservare ciò che abbiamo costruito, ma dalla libertà di affidarlo ad altri.
Non basta chiedere ai giovani di continuare quello che abbiamo fatto noi. Occorre permettere loro di assumere responsabilità reali, di interpretare il presente e di dare forme nuove alla passione che abbiamo ricevuto.
Trasmettere non significa ripetere. Significa generare eredi, non semplicemente continuatori.
Il messaggio: custodire il filo, non immobilizzare le forme.
«Non perdere il filo» non è un invito a rimanere fermi. Al contrario, è un appello a riconoscere ciò che deve rimanere vivo proprio mentre tutto cambia.
La tessera 2027 ci ricorda che la nostra storia non è un monumento da conservare, ma un’eredità capace di generare ancora relazioni, responsabilità e futuro.
Ogni Circolo, ogni territorio, ogni generazione è chiamata a raccogliere quel filo, a dargli forma nel proprio tempo e a consegnarlo ad altri.
Perché il filo non è destinato a rimanere nelle nostre mani. È destinato a diventare legame, comunità, vita.
